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La pianura lungo il Po in un'illustrazione.
La pianura lungo il Po in un'illustrazione. — Foto: Illustrazione MeteoRER, generata con intelligenza artificiale

Notizie — mercoledì 7 ottobre 2026, 11:43

Il 2025 è stato il quarto anno più caldo dal 1961 in Emilia-Romagna

Quasi un grado sopra la media, con piogge nella norma ma distribuite male. Sul fronte dell'aria migliorano le polveri, resta critico l'ozono.

Il 2025 è stato il quarto anno più caldo in Emilia-Romagna dal 1961, dietro soltanto al 2023, al 2024 e al 2022. Lo certifica l'annuario ambientale di Arpae, arrivato alla ventiquattresima edizione e pubblicato in questi giorni: la temperatura media regionale è stata di quasi un grado sopra quella del trentennio 1991-2020. Vuol dire che i quattro anni più caldi dell'intera serie sono gli ultimi quattro, e che la tendenza al riscaldamento, misurata dal 1961 a oggi, si conferma ancora una volta.

Non è stato un anno di caldo uniforme. Le temperature massime, in media 19 gradi sull'anno, sono risultate le seste più alte della serie, e sono state sopra la norma in tutta la regione, con gli scarti maggiori, fino a un grado e mezzo, sui rilievi e nelle pianure occidentali. Ma il caldo si è concentrato in alcuni momenti precisi. Gennaio ha chiuso quasi 2 gradi sopra la media, febbraio ha avuto temperature minime di oltre 2 gradi e mezzo più alte del normale, e dicembre ha superato la media di più di 2 gradi, il secondo valore più alto dal 1961 per quel mese.

Il mese che ha segnato l'anno è stato però giugno. È stato il più caldo del 2025 e il secondo giugno più caldo della serie; per le sole temperature massime è stato addirittura il primo, con quasi 4 gradi sopra la media. Dopo un inizio d'estate così, luglio e agosto sono stati meno estremi di quanto ci si potesse aspettare: le massime sono rimaste vicine alla norma, anzi leggermente sotto, pur con due ondate di calore. La temperatura più alta dell'anno, 38 gradi, è stata misurata durante quella di agosto. La più bassa, quasi 10 gradi sotto zero, a novembre.

Sul fronte delle piogge il totale racconta un anno normale: 929 millimetri in media sulla regione, circa il 5% in più del solito. È un dato che però nasconde differenze molto forti, sia nel tempo sia nello spazio. A marzo è piovuto quasi il doppio del normale, il quinto valore più alto dal 1961 per quel mese; gennaio e dicembre hanno avuto circa un terzo di pioggia in più, luglio oltre il 60% in più. Novembre, al contrario, è stato un mese asciutto.

Ancora più marcate le differenze tra una zona e l'altra. Su gran parte dei rilievi è caduta molta più acqua del solito, con oltre 400 millimetri in più rispetto alla media, e anche la costa e le pianure orientali hanno chiuso in attivo, fino a 150 millimetri. Nella fascia di pianura tra Piacenza, Bologna e Ferrara, invece, è piovuto meno del normale, con un deficit fino a 130 millimetri. La stessa regione, nello stesso anno, ha avuto quindi zone con troppa acqua e zone con troppo poca.

L'annuario non parla solo di clima. Per la qualità dell'aria il bilancio del 2025 è in chiaroscuro. Sulle polveri sottili è andata bene: il limite dei 35 giorni di superamento all'anno per il PM10 è stato sforato in una sola stazione su 43, contro le tre del 2024 e le undici e dodici del 2021 e del 2022. I limiti annuali per PM10, PM2,5 e biossido di azoto sono stati rispettati in tutte le stazioni. I mesi più difficili restano gennaio e febbraio, quando il tempo stabile favorisce l'accumulo degli inquinanti e i superamenti si protraggono per più giorni; nell'ultima parte dell'anno gli sforamenti sono stati invece sporadici.

Resta critico l'ozono, che è l'inquinante dell'estate e dipende dal sole e dal caldo: 33 stazioni su 34 hanno superato il valore obiettivo, con giugno come mese peggiore e le concentrazioni più alte nella parte occidentale della regione. Solo lungo la costa i valori sono rimasti più bassi.

Messi in fila, i numeri raccontano una regione in cui gli inverni sono sempre meno freddi, l'estate comincia prima e la pioggia, anche quando nel totale non manca, arriva in modo sempre più irregolare. Il 2026, con l'estate e il settembre che abbiamo appena vissuto, sembra destinato a entrare nella stessa classifica.

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