Curiosità — lunedì 14 settembre 2026, 09:00
Le Salse di Nirano: i vulcani di fango sulle colline modenesi
A Fiorano Modenese il terreno borbotta: piccoli coni grigi sputano fango freddo, acqua salata e metano, eredità di un mare scomparso da milioni di anni.
Sulle prime colline di Fiorano Modenese, in fondo a una conca circondata dai calanchi, c'è un posto dove la terra fa rumore. Non è un boato: è un borbottio sommesso, come una pentola che sobbolle. Viene da una ventina di piccoli coni grigi e di pozze fangose, dove ogni tanto si gonfia una bolla, scoppia, e un rivolo di fango cola giù lungo il fianco. Sono le Salse di Nirano, e a vederle sembrano vulcani in miniatura.
Con i vulcani veri, però, non hanno niente da spartire. Qui non c'è magma e non c'è calore: il fango esce freddo, più o meno alla temperatura dell'aria. A spingerlo in superficie sono i gas che risalgono dal sottosuolo lungo fratture e faglie, soprattutto metano, insieme ad acqua salata e a piccolissime quantità di petrolio, che a volte lasciano sul fango aloni e macchie brune. Nella risalita il gas trascina con sé argilla e limo, che una volta fuori si depositano e seccano, costruendo a poco a poco coni alti fino a qualche metro.
Il nome spiega già molto: "salsa" viene dal latino salsus, salato. L'acqua che gorgoglia nei crateri è ricca di cloruro di sodio, e quando il fango asciuga al sole compaiono in superficie veli e croste bianche. Quel sale è un ricordo. Le argille grigie di queste colline si sono depositate nel Pliocene sul fondo di un Adriatico molto più grande di oggi, che copriva tutta la Pianura Padana e arrivava a lambire l'Appennino. Parte di quell'acqua di mare è rimasta intrappolata nei sedimenti: quella che torna a galla a Nirano è, a tutti gli effetti, acqua fossile.
Il tempo qui conta parecchio. La forma dei coni è il risultato di un equilibrio tra il fango che arriva dal basso e la pioggia che lo lava via: ogni acquazzone ne consuma un po', ogni giorno di sole ne lascia seccare uno strato nuovo. Dopo le piogge il terreno argilloso diventa una trappola scivolosa, tanto che la riserva chiede di non entrare quando piove e nelle ore successive. D'estate, al contrario, il fango si spacca in un mosaico di crepe e il sale disegna macchie chiare tutto intorno.
In un suolo così salato cresce poco, ma quel poco è prezioso. Attorno alle salse vive la Puccinellia fasciculata, una graminacea amante dei terreni salati: quella di Nirano è la più estesa delle tre popolazioni dell'entroterra conosciute in Italia. È un angolo di vegetazione da terreni salmastri a 200 metri di quota, tra le colline.
Il campo delle salse occupa una decina di ettari, ma l'area protetta è molto più ampia, circa 200 ettari. È stata istituita nel 1982 ed è stata la prima riserva naturale regionale dell'Emilia-Romagna; dal 2021 fa parte anche della Riserva della Biosfera Unesco dell'Appennino tosco-emiliano. Il centro visite Ca' Tassi, ricavato da un vecchio complesso rurale, è il punto di partenza dei sentieri, tutti facili.
Chi ci va deve ricordare due cose: restare sui percorsi segnati, perché i coni sono fragili e basta un piede per rovinarli, e fermarsi un minuto in silenzio. Il bello delle Salse, più che vederle, è ascoltarle.