Meteo, allerte e dati in tempo reale per l'Emilia-Romagna
MeteoRER Emilia-Romagna
Fenicotteri rosa in alimentazione nelle Valli di Comacchio
Fenicotteri rosa in alimentazione nelle Valli di Comacchio — Foto: Ale Pollina, CC BY-SA 4.0

Curiosità — lunedì 21 settembre 2026, 09:00

I fenicotteri rosa delle Valli di Comacchio: come e quando sono arrivati

Fino a una generazione fa nel Delta non nidificavano. Poi, nel 2000, le prime coppie hanno scelto la Salina di Comacchio: oggi sono migliaia e nessuno li immagina altrove.

Chi è cresciuto a Comacchio negli anni Ottanta i fenicotteri li vedeva nei documentari. Oggi basta fermarsi lungo l'argine della salina o prendere una barca nelle valli per trovarsene davanti centinaia, con il collo a esse infilato nell'acqua bassa. Sembrano lì da sempre, e invece la loro è una storia recente, che ha una data precisa.

Il fenicottero rosa è un uccello mediterraneo, ma in Italia per molto tempo è stato solo di passaggio. La prima nidificazione nel nostro Paese è avvenuta nel 1993 in Sardegna. Da lì la specie ha cominciato a cercare nuovi siti, e nel 2000 le prime coppie hanno costruito il nido nella Salina di Comacchio. Quella colonia non se n'è più andata: secondo il Parco del Delta del Po oggi nell'area vivono circa diecimila fenicotteri, e le coppie che si riproducono sono nell'ordine delle migliaia.

Perché proprio qui? Perché a un fenicottero servono tre cose e a Comacchio ci sono tutte. Serve acqua bassa e salata, dove camminare con quelle gambe lunghissime e filtrare il fango. Serve cibo: piccoli crostacei, molluschi, alghe e larve di insetti, che l'uccello trattiene grazie alle lamelle del becco, usato capovolto come un setaccio. E serve tranquillità, cioè dossi e isolotti circondati dall'acqua, lontani dalle volpi e dalle persone, dove sistemare i nidi. Le vasche di una salina, con i loro livelli d'acqua regolati e gli argini isolati, sono per loro un posto quasi ideale.

Dal cibo viene anche il colore. Il rosa non è di nascita: i piccoli sono chiari e grigiastri, e si colorano col tempo. Il pigmento arriva da quello che mangiano, in particolare da un minuscolo crostaceo delle acque salate, l'Artemia salina, e da un'alga microscopica, la Dunaliella salina, ricchi di carotenoidi. È lo stesso tipo di sostanza che colora le carote. In pratica, più la salina è in salute, più i fenicotteri sono rosa.

Da vicino sono animali grandi: un adulto è alto circa un metro e trenta e ha un'apertura alare che sfiora i due metri e mezzo. I nidi sono piccoli coni di fango, costruiti a poche decine di centimetri l'uno dall'altro, e in ciascuno la femmina depone un solo uovo, covato per circa un mese. È un sistema che funziona solo se la colonia non viene disturbata e se il livello dell'acqua resta stabile. Un'annata di piogge forti in primavera o, al contrario, una siccità che prosciuga le vasche possono mettere in difficoltà la nidificazione.

Fin dal primo anno i giovani nati a Comacchio vengono inanellati. Il Parco, insieme a ISPRA e all'Associazione Ornitologi dell'Emilia-Romagna, applica a una parte dei piccoli un anello colorato con un codice che si legge col cannocchiale. Così si è scoperto quanto viaggiano: fenicotteri nati qui sono stati rivisti in Veneto, in Puglia, in Toscana e in Sardegna, e poi in Spagna, in Francia, in Grecia e in Turchia. La colonia di Comacchio fa parte di un'unica grande popolazione che si sposta per tutto il Mediterraneo.

Si vedono tutto l'anno, anche d'inverno, quando la nebbia li riduce a sagome chiare sull'acqua ferma. Per osservarli serve solo un binocolo e un po' di distanza: se si alzano in volo tutti insieme è perché qualcuno si è avvicinato troppo.

Commenti

Accedi o registrati per commentare.

Nessun commento, per ora. Scrivi il primo.

Altro da leggere

12 ott 2026

I frutti dimenticati di Casola Valsenio

Sorbe, nespole, giuggiole, azzeruole, pere volpine: nella valle del Senio i frutti che i nonni tenevano in solaio hanno un giardino, una festa e una cucina tutta loro.